In difesa dell'identità del Vino Italiano

Statuto della petizione

A: Enti istituzionali di riferimento

<p>Le vicende riguardanti i casi di presunta violazione del disciplinare del Brunello di Montalcino hanno fornito lo spunto per l'ennesimo attacco nei confronti della tipicit&agrave; e della storia dei vini italiani.
A sferrare l'offensiva sono stati i teorici dell'omologazione, del liberismo selvaggio applicato al settore vitivinicolo, di quella malintesa modernit&agrave; che vorrebbe qualsiasi prodotto enologico conforme ai canoni della richiesta di mercato. Ma chi sono queste persone? Su Porthos 28, nel pezzo <a href="http://www.porthos.it/la-rivista/porthos-28/il-mostruoso-equivoco">Il mostruoso equivoco</a>, si parla di un vero e proprio establishment, formato da consulenti, cantine industriali ma anche produttori medi e piccoli, critici e opinion leader. A unirli &egrave; la convinzione che il vino sia frutto di un protocollo applicabile ovunque, non a caso molti di loro sono i migliori clienti delle industrie chimiche e biotecnologiche.
Approfittando di un momento di enorme confusione mediatica, questi signori ci spiegano che il problema non &egrave; chi froda - agendo al di fuori delle leggi e ingannando il consumatore - bens&igrave; l'intero sistema di regole condivise. Parlano di obsolescenza dei disciplinari di produzione, sostengono l'inevitabilit&agrave; del ricorso ai vitigni &quot;migliorativi&quot; al fine di rendere i vini italiani pi&ugrave; competitivi, pretendono di utilizzare le denominazioni pi&ugrave; prestigiose senza dover rispettare la storia, le tradizioni e il lavoro che hanno contribuito a generarne il mito.
Si esprimono quasi sempre senza contraddittorio e trovano ampia cassa di risonanza in diversi organi di stampa a diffusione nazionale; le loro dichiarazioni assumono cos&igrave; la valenza di prescrizioni inderogabili per la salute dell'intero comparto enologico.
Per chi, come noi, considera il vino un bene culturale e un nutrimento dello spirito, tutto questo &egrave; inaccettabile.
I disciplinari di produzione sono stati creati allo scopo di salvaguardare e garantire l'identit&agrave; e l'integrit&agrave; dei vini italiani. Negli ultimi quarant'anni, con la complicit&agrave; e la disattenzione delle autorit&agrave; di controllo, alcuni dei territori pi&ugrave; significativi sono stati trattati come dei contenitori da riempire, occupare o allargare a dismisura. In numerosi luoghi la vite si &egrave; trasformata da coltura specializzata a coltivazione dominante, togliendo variet&agrave; e respiro al paesaggio. Si &egrave; assistito a un'invasione di vitigni alloctoni con l'obiettivo di &quot;migliorare&quot; le specialit&agrave; italiane e realizzare prodotti pi&ugrave; facili da consumare, senza badare allo svuotamento di contenuti a cui molti vini sarebbero andati incontro. L'establishment continua a modificare i disciplinari senza alcuna progettualit&agrave;, ma fotografando di volta in volta il cambiamento proposto dal marketing. Tutto ci&ograve; in nome di un riscontro economico immediato e seguendo i capricci del mercato. Un grave errore dal punto di vista etico ma anche sotto il profilo economico: la standardizzazione dei nostri vini ha come diretta conseguenza, nel medio-lungo periodo, un calo delle vendite e dell'attrattiva turistica esercitata dalle zone di produzione.
Per restituire credibilit&agrave; ai disciplinari e recuperare lo spirito che li ha generati, si dovrebbe condurre una campagna restrittiva, aggiornando e migliorando le regole e i controlli per adeguarli ai nuovi sistemi che l'establishment usa per aggirarli. In questo momento le aziende vinicole possono utilizzare prodotti sistemici che, progressivamente, tolgono vita alla terra e ai vigneti; nella realizzazione del vino non lesinano lieviti, batteri ed enzimi selezionati dalla biotecnologia; inoltre, sono autorizzate sostanze, giustificate da una supposta origine enologica, che dovrebbero aggiustare il liquido. Tutte queste azioni rendono vano il concetto di territorialit&agrave;.
Le ultime leggi hanno autorizzato i consorzi di tutela, formati dalle stesse aziende, delle verifiche sulla corrispondenza tra i vini e i rispettivi disciplinari ma la situazione non &egrave; migliorata, visto che in Italia la produzione non ha ancora assunto la maturit&agrave; per procedere a un serio autocontrollo.
Il vino &egrave; lavoro, socialit&agrave;, commercio. La globalizzazione rappresenta un'opportunit&agrave; quando permette di conoscere e confrontare prodotti che sono espressioni di territori e culture differenti; &egrave; invece un pericolo quando impone l'appiattimento della variet&agrave;, lo svilimento della territorialit&agrave;, la sostituzione del lavoro e della capacit&agrave; contadina con la manipolazione industriale e con l'alchimismo.
Per questo noi, che produciamo, raccontiamo, commerciamo, studiamo, amiamo il vino italiano, ribadiamo la nostra contrariet&agrave; a qualsiasi ipotesi di snaturamento delle denominazioni, sia attraverso l'impiego di vitigni alloctoni sia attraverso pratiche che abbiano la finalit&agrave; di fare del nostro vino qualcosa di differente da s&eacute;. La forza del vino italiano risiede nella complessit&agrave;; e nella variet&agrave; che rappresentano risorse da valorizzare, anzich&eacute; sacrificarle in nome delle presunte esigenze del gusto globalizzato.
Ci proponiamo dunque di dedicare d'ora innanzi un impegno ancora maggiore - che gi&agrave; si sta concretizzando grazie all'amore con cui molti dei firmatari di questo appello organizzano manifestazioni, convegni, stage, corsi e degustazioni - nel preparare campagne di sensibilizzazione e di informazione in difesa dell'identit&agrave;; del nostro vino, certi che sia l'unica strada percorribile per tutelarlo e continuare a farlo amare nel mondo. Testo a cura di Marco Arturi e Sandro Sangiorgi
Primi firmatari: Sandro Sangiorgi e Porthos Teobaldo Cappellano e Vini Veri Angiolino Maule e Vin Natur Luca Gargano - Velier Triple A Stefano Bellotti - Renaissance Italia Francesco Paolo Valentini - produttore Maria Teresa Mascarello - produttore Corrado Dottori - produttore Luigi Anania - produttore Carlo Noro - agricoltore biodinamico Franco Ziliani - giornalista Roberto Giuliani - LaVINIum Marco Arturi - giornalista Andrea Scanzi - giornalista e scrittore Paolo Massobrio e Club di Papillon Sergio Rossi - enotecaro Remigio Bordini - agronomo Michele Lorenzetti - enologo Maurizio Castelli - enologo</p>


Firma

Promosso da

Creata da:

Marco Arturi e Sandro Sangiorgi (Porthos)

Autore:

Marco Arturi

Registrata il:

01/06/08

La petizione In difesa dell'identità del Vino Italiano è stata creata da Marco Arturi e Sandro Sangiorgi (Porthos) e scritta da .

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Questa petizione è ospitata presso LivePetitions.com come un servizio pubblico.
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Lista parziale di siti/blog che linkano a questa petizione

Vino Wire " Guest Opinion: Enoidentity, an appeal for the ... http://vinowire.simplicissimus.it/2008/06/05/opinion-enoidentity-an-appeal-for-the-love-of-italian-wine/
In difesa dell'identità del Vino Italiano - Porthos http://www.porthos.it/index.php?option=com_content&task=view&id=433&Itemid=321
TerraUomoCielo http://terrauomocielo.org/
( A chi odia il Vino Dio neghi anche l' Acqua ! ) http://estremoconfine.blogspot.com/
Gambero Rosso: Autogol di Tacco " TerraUomoCielo http://terrauomocielo.org/2009/10/29/gambero-rosso-autogol-di-tacco/
Esalazioni Etiliche - L'appello in difesa dell'identità del ... http://esalazionietiliche.spazioblog.it/137888/
Signez la pétition en défense de l'identité du vin italien ... http://l-enoteca.20minutes-blogs.fr/archive/2008/06/28/signez-la-petition-en-defense-de-l-identite-du-vin-italien.html
BONAVITA http://bonavitafaro.blogspot.com/
Sg-EXp Sangiovese EXperiences http://sangiovesexperience.blogspot.com/